Jamiroquai | rock dust light star
Manca poco al grande momento. Perché finalmente il tour dei Jamiroquai si appresta a giungere in Italia. Quattro le date in calendario, con partenza il 30 marzo dal Mediolanum Forum di Milano. L’attesa è grande, perché il nuovo album della band “Rock Dust Light Star”, pubblicato alla fine dello scorso anno, ha colpito al cuore vecchi e nuovi fan. E dunque sono tanti gli appassionati del funky/acid jazz della band desiderosi di vedere in azione Jay Kay e i suoi musicisti. Ogni concerto dei Jamiroquai è infatti un’esperienza indimenticabile: per l’energia, il sound esplosivo, le scariche di luci e colori che non lasciano fiato. E soprattutto per la presenza carismatica di Jay Kay, artista capace di dare il meglio di sé proprio durante i live show.
Queste le date del tour
30 marzo al Mediolanum Forum di Milano
31 marzo al Palabam di Mantova
2 aprile al Pala Olimpico di Torino;
3 aprile al Mandela Forum di Firenze
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Ecco gli appuntamenti:
venerdì 25 marzo e sabato 26 marzo gioca per i biglietti di Torino
martedì 29 marzo gioca per i biglietti per la data di Firenze
Al tour di Jamiroquai si sono inoltre aggiunte le date estive:
21 luglio - Anfiteatro Camerini di Piazzola sul Brenta (Padova)
22 luglio - Rock in Roma, Ippodromo Le Capannelle, Roma
24 luglio - Summer Festival di Lucca
«Tutto sul disco è dal vivo. È il disco di una band vera. L’ultimo album… fantastico, però suonavamo in studio. Così questa volta ci siamo detti deve essere tutto live. Si percepisce proprio il crescendo del disco, diventa sempre più forte…»
Genuino entusiasmo: non si può definire altrimenti lo spirito con cui Jay Kay presenta al suo pubblico (e si tratta di milioni di appassionati) il nuovo album, "Rock Dust Light Star", che arriva a cinque anni dall’ultimo studio album, "Dynamite", e a quattro dalla raccolta "High Times: Singles 1992-2006". Due anni di lavoro, registrazioni “itineranti” nello studio privato di Jay Kay (nel Buckinghamshire) nel mitico Hook End Manor (Oxfordshire) e persino in Thailandia, perché, sostiene Jay Kay, registrare canzoni con il sole è molto meglio che sotto l’uggiosa poggia britannica… Detto fatto: è davvero solare la ballad "Blue Skies", primo singolo tratto dall’album. E altre sorprese sopraffine arrivano dalla altre tracce dell’album, dalla synth-disco di "White Knuckle Ride" (disponibile solo su vinile a edizione strettamente limitata prima dell’uscita dell’album) al blues-reggae di "Goodbye to my dancer". Atmosfere da party e sapori esotici poi per la title track, nata in Malesia, mentre i Jamiroquai erano impegnati in tour.
Rock Dust Light Star: ecco come è nato
Un album che è nato con estrema naturalezza, e seguendo alcune regole precise, che è lo stesso Jay Kay a raccontare: “se il brano non sta in piedi con solo tastiera e voce o chitarra e voce, lascia perdere. Bisogna smetterla di fare le cose troppo complicate! Se ci pensi alcune delle migliori canzoni della storia sono semplici. Ascolta per esempio Stevie Wonder ‘all in love is fair, two people play the game…». Semplicità, l’esempio dei grandi miti della musica e… video efficaci, ma basta con le clip dai “quadrati lampeggianti”. Perché adesso Jay Kay ha aggiunto un nuovo amore alle sue passioni (ecologia, religione, cosmo e futurologia e naturalmente le auto): si tratta degli elicotteri, di cui è diventato abile pilota. Un nuovo hobby esaltato nei nuovi video, più simili a mini film che alle consuete clip promozionali.
Una voce inconfondibile
Anche la voce così inconfondibile di Jay Kay (agli inizi l’artista fu lanciato come il nuovo Stevie Wonder) ha acquistato ulteriormente in sfumature e profondità, come afferma lo stesso artista: «Sto usando la mia voce in modo un po’ diverso, forse più rilassato. Ho leggermente rallentato il ritmo. È importante crescere con la musica». Quanto a crescere, Jay Kay è senz’altro cresciuto. Sulla breccia da ben diciotto anni, il musicista britannico ha venduto ben 25 milioni di copie dei suoi dischi, composto canzoni rimaste nella storia della musica come “Space cowboy”, “Virtual insanity” (premiato con il Grammy Award nel 1997) e “Deeper underground”. Come se non bastasse il suo sound, abilmente sospeso tra funk soul di qualità e fremiti dance e psichedelici, e la sua voce, un personalissimo falsetto, Jay Kay saltava all’occhio anche per i suoi imprevedibili copricapi, trionfo di citazioni etniche e creatività spettacolare. Ma non è certo l’immagine la chiave del successo dell’artista: basta riascoltare album come i suoi “Emergency on planet earth” (1993), “The return of the space cowboy” (1994) o “Travelling without moving” (1996) per rendersene conto. Adesso è la volta di “Rock Dust Light Star”. E Jay Kay non si è mai sentito così in forma. Con la band ha già partecipato a una serie di headline show ai festival europei e a un concerto come supporter di Stevie Wonder a Hyde Park a Londra. Insomma, Jay Kay ha davvero “scaldato i motori”. Ci sarà da divertirsi, statene certi…