Marvin gaye| live @ montreux jazz festival

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Montreux, 7 luglio 1980: Marvin Gaye entra in scena al Jazz Festival, e l’ingresso non potrebbe essere più memorabile: giacca ornata di merletti, gilè ricoperto di paillettes e giacca rossa di seta tutta luccicante di strass. E l’impatto visivo è niente se paragonato a quello sonoro. Perché lo show che Marvin sta per proporre sarà davvero indimenticabile. A spalleggiare l’artista, tre back vocalist d’eccezione (Lecester Kentle, Frankie J. Bates e Robert W. Stevenson); e, a disposizione di Marvin, il suo repertorio di grandi hit. L’inizio è a tutto jazz groove, con “Got to give it up”, “Come get to this” e “Let’s get it on”. Un tris di brani eseguiti ad altissimo tasso di sensualità.

I duetti con Tammi Terrell
Seguono, per la gioia del pubblico, i duetti registrati con l’indimenticabile Tammi Terrell: “If this world were mine”, “Ain’t nothing like the real thing”e naturalmente “Ain’t no mountain high enough”. A un concerto simile non può certo mancare la celeberrima “I heard this through the grapevine”, che infiamma la platea e mette in luce tutte le straordinarie qualità di artista e poderoso entertainer di Marvin. In chiusura, brani da brivido: “Inner city blues”, “Mercy mercy me” e naturalmente “What’s going on”, per la gioia di un pubblico letteralmente in delirio. L’astro di Marvin Gaye (nato nel 1939 a Washington DC) è infatti in quel periodo in pieno fulgore, dopo il suo appannarsi alla fine degli anni Settanta a causa della sua dipendenza dalle droghe, dai problemi con il fisco statunitense e da quelli dovuti al suo problematico divorzio dalla sorella di Barry Gordy, patron dell’etichetta Tamla Motown.

What's going on
Rifugiatosi in Europa e trovata nuova energia artistica, Marvin ha infatti inaugurato gli anni Ottanta con un grande tour (di cui fa appunto parte questo live at Montreux) riscuotendo nuovamente l’approvazione entusiastica del pubblico. La stessa che aveva ottenuto quando, dopo gli inizi con i Marquees e i Moonglows (e l’espulsione dall’esercito, dove si era arruolato, per poco rispetto dei superiori e degli ordini ricevuti) era passato a registrare per la Tamla Motown di Barry Gordy, conquistando già le top ten nel 1962 con “Stubborn kind or fellow”. Gli anni Sessanta vedono un Marvin Gaye grandioso, capace di passare da “I heard through the grapevine”, diventato ormai un classico intramontabile, ai duetti con Tammi Terrell. I settanta vedono le sue amare riflessioni sociopolitiche culiminare in quello che è il suo capolavoro, il concept album “What’s going on”, dedicato a temi come la politica, il razzismo, l’ecologia e la guerra in Vietnam. Alla fine arriva anche il riconoscimento dei Grammy Award per “Sexual healing” (1982, dall’album multiplatino “Midnight love”), brano dall’ispirazione decisamente più… privata. Nel 1984 la carriera di Marvin si arresta bruscamente: l’artista è assassinato dal padre, pastore pentecostale.




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